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Zhou Zhiwei

 

ZHOU ZHIWEI E IL RESPIRO DELLA PITTURA di Giorgio Seveso

Con una tecnica strepitosa e la delicatezza poetica di uno sguardo acutissimo Zhou Zhiwei è davvero oggi, a cinquantatre anni, il più italiano dei pittori cinesi e il più cinese dei pittori italiani. Giunto infatti da noi quasi trent’anni fa, ha perfezionato il suo talento e gli studi compiuti in patria nella frequentazione assidua dei nostri grandi maestri contemporanei dell’esattezza figurativa, alternandosi tra Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian, praticando lo studio attento e affettuoso dell’opera di Giacomo Manzù e, soprattutto, lavorando per diverso tempo nell’atelier di Riccardo Tommasi Ferroni.

Dunque, quanto di più solidamente e suggestivamente figurale, iconico, “post-rinascimentale” si possa dire, unito, però, ad un suo vaporoso, rarefatto, concentratissimo amore per una natura di snebbianti lontananze e di monti misteriosi, di piante e fiori esoticamente asiatici, favolosi, sognanti.

E tutto questo senza nessuna apparente fatica né forzatura di conciliazione, in una sorta di stupefacente, quasi miracoloso punto d’equilibrio tra la grande tradizione della pittura cinese e quella nostra più risolutamente figurativa.
C'è in lui, difatti, qualcosa che trasforma la seduzione del dipingere nel senso di una interrogazione infinita: qualcosa che permanentemente richiama il vivissimo sentimento di una visione, come il respiro di un sogno.

Ma si tratta di una visione, appunto, trasfigurata, condotta cioè sul filo pacato e assorto di una metafora di segno lirico. Il fatto è che Zhou Zhiwei ha saputo trovare tra noi, e poi sviluppare, l’intreccio di molte e dense coincidenze di valore con la sua avvertita sensibilità di profondo narratore di atmosfere, di corpi e di nature.

Atmosfere e corpi che divengono nelle sue opere una sorta di epopea del racconto, talvolta quasi un aforisma del presente, con i suoi simboli, le sue icone, i suoi emblemi rovesciati lentamente sulla superficie del dipinto, a spargere in tutte le stagioni della sua coerentissima vicenda pittorica ed anche in queste tele più recenti una sorta di grazia luminosa, di sfarinamento della luce e dell’ombra come sul bordo del crepuscolo, sul limite tra il giorno e la notte, tra il reale e l’intangibile, tra la cronaca e il sogno. Tra la verità del mondo e l’allusione magica della pittura.

Giorgio Seveso